Il dramma dostoevskijano del Connecticut, sospeso fra legge e libertà

New York. E’ inevitabile che una strage come quella di venerdì a Newtown, in Connecticut, introduca nel ragionamento collettivo quel principio di economia per cui il colpevole è l’oggetto più prossimo. L’assassino è l’arma del delitto, si dice, e il secondo emendamento alla Costituzione è  l’estensione legale del grilletto premuto dal ventenne Adam Lanza contro bambini e insegnanti di una scuola elementare, e prima ancora contro la madre, che aveva legalmente acquistato il fucile semiautomatico Bushmaster e le altre armi usate nella mattanza forse in vista dell’Armageddon. Leggi L’orrore spiegato ai bambini e la necessità di trovare le parole adatte anche quando non ci sono di Annalena Benini
16 AGO 20
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New York. E’ inevitabile che una strage come quella di venerdì a Newtown, in Connecticut, introduca nel ragionamento collettivo quel principio di economia per cui il colpevole è l’oggetto più prossimo. L’assassino è l’arma del delitto, si dice, e il secondo emendamento alla Costituzione è l’estensione legale del grilletto premuto dal ventenne Adam Lanza contro bambini e insegnanti di una scuola elementare, e prima ancora contro la madre, che aveva legalmente acquistato il fucile semiautomatico Bushmaster e le altre armi usate nella mattanza forse in vista dell’Armageddon. Il protocollo della carneficina prevede l’invocazione di restrizioni sull’accesso alle armi da fuoco e l’orrore di una strage degli innocenti che si è portata via 20 bambini di sei e sette anni ha esteso la richiesta anche fuori dai tradizionali confini dell’opposizione alla sbrigliatezza americana in fatto di pistole e fucili. Lo spettro dei critici legalisti ha molte sfumature, dall’opposizione vociante e tenace di Michael Bloomberg – convinto che il potere della famigerata National Rifle Association sia “sopravvalutato” – a quella più edulcorata della senatrice Dianne Feinstein, che vuole introdurre un disegno di legge per vietare la vendita delle armi d’assalto, roba militare che non dovrebbe finire in mani civili. Anche il presidente, Barack Obama, aveva promesso una misura simile.
Rupert Murdoch si è discostato dalla linea editoriale della sua Fox News e su Twitter ha scritto: “Quando i politici troveranno il coraggio di bandire le armi automatiche?”. Il commentatore Joe Scarborough, che negli anni al Congresso fra i banchi repubblicani aveva un record di voto impeccabile secondo i criteri della lobby della polvere da sparo, ora dice che “per il bene dei nostri figli dobbiamo fare la cosa giusta”, cioè cucire una toppa legale sopra le smagliature e gli strappi della libertà umana. Se le erbacce che crescono nel terreno oscuro del cuore dell’uomo non possono essere sradicate, ci si può almeno rivolgere al più potente dei diserbanti in circolazione, la legge. Il fronte che interpreta la strage di Newtown come un fallimento legale e costituzionale che va riparato con un’azione della stessa qualità oblitera il dramma di Ivan Karamazov che Ross Douthat, columnist del New York Times, ha riportato alla luce nel fine settimana. Per Ivan le storie dei bambini torturati e uccisi che collezionava sono la negazione di ogni bene possibile; anche l’ipotesi di una redenzione finale non vale le lacrime di quei piccoli torturati. Il prezzo della libertà è troppo alto. E’ per la stessa logica che il Grande Inquisitore condanna a morte “Lui”, il redentore tornato tra i vivi a contaminare con la libertà la perfetta opera di sterilizzazione fatta dall’Inquisitore. Nella cerimonia di domenica sera in Connecticut, Obama non ha oscurato la contraddizione fra libertà e legge dietro la tenda di una salvifica riforma che salverà preventivamente l’America dai suoi stessi orrori: “Nessuna legge può eliminare il male dal mondo”, ha detto. Non ha indugiato su rassicurazioni inadeguate, ha piuttosto lasciato che si spalancassero le domande esistenziali che una carneficina del genere inevitabilmente suscita: “Siamo pronti a dire che la violenza che ha fatto visita ai nostri figli anno dopo anno è in qualche modo il prezzo della libertà?”.
Nel discorso presidenziale intriso di riferimenti biblici c’è tutta l’inadeguatezza di una risposta legale alle perversioni della libertà, specialmente nel grandioso esperimento americano sospeso fra la profezia e la forza esclusivamente umana, la città sulla collina che può essere ammirata da tutti e la placida cittadina del Connecticut che viene improvvisamente traslata in un dramma di Dostoevskij. Un esperimento temprato in quel fuoco della libertà personale che l’America è tentata di soffocare per decreto ogni volta che mostra i suoi effetti indesiderati.